Colmare il gender gap nell’ICT: il talento femminile non aspetta

ll gender gap nell’ICT è uno dei nodi più critici del tech italiano (e non solo).

Gender gap ICT | Immagine di anteprima

Nonostante il settore sia un motore chiave per innovazione e crescita economica, la presenza femminile resta infatti ancora marginale: l’ingegneria e l’alta tecnologia sono ancora purtroppo affari da uomini.

Secondo il report “Decennio digitale e capitale umano: il ritardo dell’Italia nelle competenze”, pubblicato da Istat, le competenze digitali in Italia presentano un evidente divario di genere a favore degli uomini - che si riflette anche nell’occupazione. Nel 2023, le donne rappresentavano solo il 15,7% degli specialisti ICT, contro una media del 19,4% nell’UE27.

Letteratura specialistica e fonti istituzionali confermano d’altronde che gli stereotipi di genere hanno un impatto netto già durante il percorso scolastico e universitario. Stando a Legal Tech Italy, infatti, la disparità occupazionale di genere nel tech si forma presto e si amplia nel tempo: le ragazze continuano a essere indirizzate verso discipline più umanistiche, mentre il tech viene considerato come un terreno prettamente maschile.

Nel frattempo, però, il lavoro cambia. Il tech genera ogni anno nuove professioni e la richiesta di skills cresce ovunque. Tuttavia, questa criticità non cambia: nei settori ad alta specializzazione, la presenza femminile si conferma ampiamente minoritaria, spesso inferiore anche al già basso dato medio del comparto.

Il divario d’altro canto non è fatto solo di cifre. Per molte donne, inizia nei silenzi, nei consigli mai ricevuti, nei «non fa per te» che hanno spento ogni possibilità ancora prima di provarci. Secondo il Corriere della Sera, il confronto europeo parla chiaro: in Danimarca oltre il 50% degli scienziati e ingegneri è donna; in Spagna si arriva al 59% in regioni come le Canarie; in Bulgaria le donne STEM sono il 49%. L’Italia resta in fondo alla classifica, con appena il 34,1% di presenza femminile nei ruoli tecnico-scientifici.

Parlare di parità non basta quindi più. Serve agire. Il gender gap nell’ICT è un freno alla crescita e all’innovazione e ogni barriera che esclude una donna dal digitale diventa un’idea che non nascerà, una competenza che non verrà valorizzata, una voce che resterà inascoltata.

Questo articolo esplora le cause del divario, i vantaggi reali di una maggiore diversity tech e il ruolo che player come Experis possono avere nel costruire un’industria più equa e orientata al futuro.

Perché il settore tech ha bisogno di più donne

Il mercato del lavoro ICT si conferma negli ultimi anni estremamente dinamico e in espansione, con ruoli che spaziano dalla cybersecurity all’AI. In un contesto trainato da cloud, machine learning e DevOps, ignorare metà del talento disponibile non è solo ingiusto: significa che la tecnologia del futuro parlerà una lingua parziale.

Oltre il 56% delle nuove immatricolazioni universitarie è donna, ma solo il 16,7% sceglie corsi di informatica. Nel 2022, la stessa percentuale si è riflessa anche nelle lauree tech. Il risultato? Le donne stanno coprendo poco più del 20% dei ruoli nel settore, con una presenza ancora più bassa nei profili ad alta specializzazione.

Il divario tra formazione e accesso reale è evidente. Ecco perché, se non si interviene, continueremo a rinforzare un ciclo che penalizza competenze, inclusione e innovazione.

Secondo McKinsey, raddoppiare la presenza femminile nel tech potrebbe coprire fino a 3,9 milioni di posizioni in Europa entro il 2027, generando un impatto sul PIL tra i 260 e i 600 miliardi di euro. Attrarre e trattenere talento femminile non è solo equità: è di fatto una leva economica concreta.

Il problema nasce molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. La ricerca “European Girls in STEM” condotta da Microsoft nel 2017 - il primo studio volto a individuare quando e perché le ragazze iniziano a perdere interesse per le materie tecnico-scientifiche - mostra dati chiari: solo il 12,6% delle studentesse italiane sceglie un percorso universitario STEM e appena il 6,4% approda a una carriera nell’ICT. L’interesse per le discipline scientifiche tende a svilupparsi intorno agli 11 anni, ma crolla già verso i 17, spesso per mancanza di modelli di riferimento, orientamento efficace o ambienti stimolanti.

Anche dopo aver superato ostacoli e dubbi, molte donne nel tech si trovano incasellate in ruoli di supporto, raramente al centro della progettazione o della leadership: molte professioniste vengono dirottate verso ruoli “soft”, come product management o data analysis. Nei campi hard tech la presenza femminile invece è ancora minima e il gender gap così si accentua.

La rappresentanza femminile è estremamente bassa proprio nei ruoli tech più richiesti. Secondo il report “Women in Tech” di McKinsey, le donne costituiscono solo il 10% delle figure che operano come Cloud Architect e il 13% tra chi lavora come Python Developer.

Ignorare questo scenario significa rallentare il progresso. Perché non basta gestire l’innovazione: serve svilupparla, guidarla e, se possibile, anticiparla. Per farlo, è fondamentale quindi valorizzare appieno il potenziale umano, senza esclusioni.

Colmare il gender gap nell’ICT significa abbattere i pregiudizi, costruire percorsi professionali sostenibili e creare ambienti in cui anche le donne possano ideare, sviluppare e guidare la tecnologia. Come? Attrazione dei talenti, retention, upskilling e un’educazione digitale davvero inclusiva.

Secondo il report “World of Work Outlook for Women 2024” di ManpowerGroup, il cambiamento è già in corso: il 62% rileva una crescente diversità tra i profili IT qualificati e il 52% segnala che gli strumenti basati su AI stanno contribuendo a selezionare i candidati migliori, a prescindere dal genere.

I vantaggi della diversità di genere nell’ICT

Inclusione non è charity. È strategia. Nel tech, i gruppi di lavoro più efficaci non sono quelli con i singoli top performer, ma quelli capaci di unire prospettive diverse. Aumentare la presenza femminile nel comparto Information and Communication Technologies non è pertanto solo una questione sociale, ma un modo per spingere su qualità e risultati.

Tre motivi per cui la diversità di genere fa la differenza:

  • Più innovazione: i team misti generano idee più originali, risolvono meglio i problemi e accelerano la trasformazione;
  • Più performance: le aziende inclusive crescono di più. La diversity alza produttività, engagement e ROI tech;
  • Prodotti migliori: le donne sono una parte attiva dell’utenza. Coinvolgerle nei progetti vuol dire creare soluzioni più inclusive e vicine ai bisogni reali.

Perché questo è il momento giusto per entrare nell’ICT

Nel 2024, il mercato ICT italiano ha raggiunto oltre 81 miliardi di euro, con una forte crescita dei servizi ICT (+8,2%), contenuti e pubblicità digitale (+5%) e software e soluzioni ICT (+4,2%). Ma non è solo una questione di numeri: le aziende cercano nuove skills, nuovi sguardi, nuovi profili. Se hai talento - o anche solo il desiderio di scoprire fin dove puoi arrivare - oggi hai più porte aperte: non conta da dove parti, né chi sei.

Perché aumentano le opportunità di accesso a settore dell’ICT:

  • Formazione accessibile: bootcamp, corsi online, percorsi finanziati. Iniziare (o ricominciare) è più semplice che in passato. Molti programmi sono pensati proprio per chi vuole fare il salto nel digitale, soprattutto donne (qui l’esempio Women ReStart).
  • Ruoli richiesti: il mercato ormai guarda alle skills più che al CV. Tra i profili più cercati secondo Arena Digitale ci sono Software Developer, Data Analyst e Security Engineer.
  • Ambienti più inclusivi: mentorship, onboarding dedicati, community tech, politiche di retention vere. Il cambiamento è in corso. E c’è spazio per chi vuole entrarci da protagonista.

La Settimana STEM 2024 e la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza ci ricordano quanto sia ancora urgente superare stereotipi culturali e barriere di accesso che, fin dall’infanzia, scoraggiano molte ragazze dal vedere lo studio delle discipline scientifiche come un’opzione alla propria portata.

Eppure, come abbiamo visto, oggi più che mai il mercato ICT offre concrete possibilità di inserimento e crescita (scopri a questo proposito Experis Academy, il Training Provider di Experis specializzato nella formazione tecnica sul segmento IT & Technology).

Abbiamo raggiunto allora la piena parità di genere e di opportunità? Purtroppo, no: la strada è ancora una salita fatta di ostacoli invisibili. Serve maggior impegno, esempi concreti, percorsi più inclusivi e ambienti di lavoro capaci di riconoscere e premiare il talento, indipendentemente dal genere. La buona notizia? Ogni nuova voce che entra nel tech lo rende più forte, più ricco e più giusto.

L’impegno di Experis per un ICT più inclusivo

Sul fronte della parità di genere nel mondo del lavoro, l’Italia sta facendo progressi, ma il percorso è ancora lontano dal traguardo. Secondo il Gender Equality Index 2024, siamo al 14° posto in Europa con un punteggio di 69,2 su 100 - ancora sotto la media UE, ma con il maggior recupero tra i grandi Paesi europei negli ultimi 10 anni.

Nonostante i progressi, il divario di genere nelle discipline STEM è ancora marcato. Secondo Eurostat, le donne impiegate nei settori scientifici in Europa sono circa il 41%, ma in Italia si fermano al 34%: 400.000 scienziate e ingegnere a fronte di circa quasi 1,2 milioni di occupati in questi settori.

Iniziano tuttavia a intravedersi segnali incoraggianti. Il numero di donne che intraprendono percorsi scientifici è in crescita, seppur con ritmi differenti a seconda delle discipline. Negli ultimi anni si è registrato un incremento costante delle iscrizioni femminili ai corsi di ingegneria e delle laureate in questi ambiti: se nei primi anni 2000 le donne costituivano appena il 16% delle lauree totali, nel 2019 la percentuale è salita al 28,1%

L’aspetto su cui l’Italia fatica di più è quello delle competenze. Secondo il rapporto “Talent Shortage 2025” di ManpowerGroup, il 78% delle aziende non riesce a trovare i profili tech di cui ha bisogno. Una carenza che frena innovazione, competitività e adeguamento alle normative. In un settore che evolve rapidamente, servono infatti persone formate per accompagnarne lo sviluppo. È da qui che passa la capacità di innovare e far crescere il Paese.

La domanda di professioniste e professionisti IT&Tech quindi sale, ma il sistema formativo non riesce a stare al passo. Secondo l’Osservatorio delle Competenze Digitali 2024, il mismatch tra richieste del mercato e offerta di competenze è ancora profondo - e rischia di frenare la trasformazione digitale.

Occorre una discontinuità reale - non solo intenzionale - e tradurre capacità in possibili carriere. Serve una strategia condivisa che trasformi la formazione in opportunità durature e accessibili.

La parità di genere inoltre è uno degli obiettivi cardine dell’Agenda ONU 2030: un diritto umano fondamentale che incide direttamente su equità sociale, crescita economica e riduzione della povertà. In questo contesto, Experis si impegna a costruire un accesso al tech più equo, trasparente e basato sul merito, promuovendo policy inclusive, applicando criteri strutturati nei processi di selezione e supportando le aziende clienti nell’abbattere pregiudizi di genere.

Perché colmare il gender gap nell’ICT non è solo una sfida: è una responsabilità condivisa.

Cosa mette in campo Experis:

  • Opportunità reali: un’ampia offerta di ruoli tech per profili junior e senior;
  • Crescita su misura: orientamento e formazione per entrare o evolvere nell’ICT, anche in ottica reskilling femminile;
  • Valorizzazione della diversità: azioni concrete per abbattere stereotipi e costruire ambienti inclusivi e sostenibili.

Il gender gap persiste, ma oggi abbiamo strumenti concreti, maggiore consapevolezza e spazi reali per invertire la rotta.

Experis crede nella parità di genere e nelle pari opportunità. Per questo promuove ogni giorno le migliori sfide professionali, aperte a chiunque voglia mettersi in gioco, a prescindere dal genere.

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