Come il vibe coding influenzerà le carriere nello sviluppo software

L’evoluzione continua delle tecnologie sta facendo emergere un nuovo approccio alla scrittura del codice: il vibe coding. Come ogni trend legato alla programmazione, porta con sé vantaggi e criticità e in questo articolo analizzeremo cosa significa realmente vibe coding, da dove nasce - o meglio, chi ne ha parlato per primo -, quali sono le sue potenzialità e in che modo può influenzare la carriera di chi lavora nello sviluppo software.

Vibe coding | Sfumatura dall'alto al basso, dal nero a bluette; si vedono elementi decorativi in arancione e si legge titolo e sottotitolo dell'articolo

Il mercato del lavoro in ambito IT&Tech, oggi un vero e proprio ecosistema che guida l’innovazione, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Se da un lato la richiesta di competenze digitali è ancora alta, dall'altro le aspettative delle organizzazioni sono sempre più articolate.  

Oggi chi sviluppa non si limita più a scrivere codice: collabora con l’AI, testa rapidamente e ragiona in ottica di prodotto. Non basta più infatti conoscere solamente un linguaggio di programmazione, servono anche soft skills, come ad esempio l’adattabilità (ne abbiamo già parlato qui), padronanza degli strumenti di sviluppo assistito e capacità di comprendere le logiche aziendali. 

L’Intelligenza Artificiale, il cloud computing, il low-code e il machine learning stanno ormai già ridefinendo ruoli e priorità. Le Big Tech - ma non solo - cercano molto più della semplice “esecuzione”: vogliono figure che sappiano interpretare i bisogni del business, integrare tool di automazione nei workflow CI/CD o nei processi di delivery e progettare architetture robuste, in grado di reggere il carico e adattarsi alla crescita. La capacità di adattarsi a questi nuovi paradigmi sarà infatti ciò che distinguerà i profili tech più richiesti del futuro

In Experis, abbiamo esplorato da vicino questa trasformazione durante un webinar dedicato, con il contributo di IBM, Centrica e ManpowerGroup, analizzando i nuovi modelli di lavoro tech-driven e le competenze emergenti che stanno ridefinendo le carriere IT. 

L’AI come copilota nelle attività quotidiane degli sviluppatori 

Jellyfish, nel suo report sui migliori AI Coding Tools per il 2025, ha pubblicato una classifica degli strumenti più efficaci per gli sviluppatori. Tra i protagonisti spiccano Cursor AI, Tabnine, Amazon Q Developer e GitHub Copilot, che stanno trasformando in modo significativo il modo in cui si scrive codice. Dalla generazione di boilerplate alla creazione di test, dal debugging fino al refactoring, sempre più attività ripetitive o time-consuming possono oggi essere automatizzate o co-pilotate da modelli di Intelligenza Artificiale. 

Il concetto chiave però non è sostituire chi programma, ma potenziarne le capacità. L’AI infatti non ha contesto, ma ha il vantaggio dell’estrema velocità; non ha intuito, ma ha una memoria pressoché infinita. Sta quindi allo sviluppatore decidere quando, come e se affidarsi ai suggerimenti. Per questo, formulare prompt efficaci, comprendere i limiti degli output generati e saperli adattare al proprio codice è ormai parte integrante del lavoro di un Developer. 

Nel contesto attuale, in cui la rapidità di rilascio è un vantaggio competitivo e la qualità del software resta una priorità non negoziabile, le tecnologie basate su AI generativa si stanno quindi affermando come alleate strategiche nello sviluppo. Questi strumenti permettono infatti di accelerare il ciclo di produzione digitale, riducendo il time-to-market, senza comunque compromettere la precisione o la stabilità del codice. Non a caso, sono stabilmente presenti nella toolbox di ogni sviluppatore che voglia restare competitivo. 

Che impatto avrà tutto questo? Automazione, AI e collaborazione uomo-macchina ridefiniranno i workflow di sviluppo, ma anche i ruoli stessi all’interno dei team IT. Molte aziende di oggi stanno infatti cercando sviluppatori capaci di “dialogare con l’AI” tanto quanto di scrivere codice pulito. 

L’interazione tra tecnologia e competenze umane è destinata ad aumentare, come emerso anche in questo articolo. Pertanto, nel mercato del lavoro IT, chi saprà navigare il cambiamento in atto si troverà in una posizione di netto vantaggio

Che cos’è il vibe coding? 

Il vibe coding è un approccio emergente allo sviluppo software che privilegia l’intuizione e l’interazione, in tempo reale, con l’AI, che agisce come un copilota attivo: legge lo stato del codice, anticipa le intenzioni di chi sviluppa e propone in tempo reale funzioni, fix o refactor in linea con il contesto e con la direzione suggerita dal flusso del lavoro. 

L’idea centrale è che scrivere codice non sia solo logica e rigore, ma anche una forma di espressione creativa, fatta di intuito, esperienza, percezione e velocità. È quasi una visione “artistica” del lavoro di programmazione, resa possibile dalla crescente sofisticazione dei modelli generativi.

L’espressione è stata resa popolare su X da Andrej Karpathy, ex-ricercatore in OpenAI ed ex-direttore AI in Tesla, figura di riferimento nel campo del deep learning. Karpathy descrive il fenomeno raccontando come nei progetti semplici si possa arrivare a limitarsi a «vedere cose, dire cose, eseguire cose, copiare e incollare cose», lasciando che sia l’AI a fare tutto il lavoro (o quasi). 

Oggi il vibe coding è oggetto di dibattito tra Developer, Product Manager e AI Engineer, anche per i suoi potenziali impatti su produttività, qualità del software e ruoli nei team. Una panoramica interessante degli strumenti più usati in questo ambito è raccolta in questa guida di Madhukar Kumar

Vantaggi e limiti del vibe coding 

Come ogni nuova metodologia nello sviluppo software, anche il vibe coding porta con sé una serie di benefici immediati e, allo stesso tempo, alcune criticità da non sottovalutare. Comprenderli è essenziale per decidere quando e come adottare questo approccio, soprattutto in un momento in cui il Development sta cambiando a grande velocità

Il vibe coding apre nuove possibilità nella scrittura del codice: 

  • Rapidità e fluidità: lo sviluppatore lavora in sintonia con l’AI, che lo assiste nel trasformare ogni intuizione in codice, in modo rapido e continuo; 
  • maggiore sperimentazione: è più semplice testare alternative, provare approcci diversi o riscrivere moduli senza perdere tempo in configurazioni complesse; 
  • accessibilità: è utile a chi sta iniziando a programmare, perché l’AI agisce come supporto, suggerendo codice, correggendo errori e aiutando nella comprensione. 

Nonostante l'efficienza e la creatività che può stimolare, il vibe coding presenta però anche alcuni limiti e rischi, soprattutto se adottato in modo acritico o in contesti di produzione complessa: 

  • Rischio di superficialità: quando si lavora troppo “di slancio”, si rischia di trascurare elementi fondamentali come sicurezza, performance e stabilità del codice; 
  • dipendenza da tool: un uso intensivo dell’AI può ridurre la comprensione delle logiche, rendendo il Developer meno autonomo nel lungo periodo; 
  • collaborazione complessa: se il codice segue logiche troppo personali, può creare problemi di lettura e manutenzione nel lavoro di squadra. 

Come ogni trend tecnologico, anche il vibe coding ha generato entusiasmo e critiche, in particolare sulla sua efficacia reale in ambienti produttivi complessi. Dietro il clamore, però, c’è una verità concreta: questo approccio offre spunti interessanti per ripensare il modo in cui si scrive codice, ma richiede consapevolezza, contesto e responsabilità per essere davvero utile (e non solo comodo!). 

Come il vibe coding può influenzare le carriere nello sviluppo 

Il vibe coding non è quindi solo una nuova modalità di scrittura del codice, ma un vero e proprio paradigma emergente che può ridefinire ruoli, competenze e percorsi professionali all’interno del settore IT. La sua diffusione sta già trasformando le aspettative su chi scrive software e sul valore aggiunto che può offrire all’interno di un’organizzazione. 

Secondo Fortune Italia, nella nuova era del vibe coding e dell’AI, «dieci persone potranno fare il lavoro di cento». Un'affermazione che fotografa bene la direzione in cui si muove il mercato: efficienza, produttività e velocità stanno diventando infatti fattori centrali e saper lavorare in sinergia con tool di automazione sarà presto una skill distintiva, se non essenziale. 

L’adozione del vibe coding cambierà quindi il profilo dello sviluppatore ideale, valorizzando chi è in grado di: 

  • Dialogare efficacemente con l’AI; 
  • selezionare consapevolmente tra diverse soluzioni suggerite; 
  • mantenere un equilibrio tra creatività, velocità e rigore tecnico. 

Per i profili junior, questo approccio potrà diventare una leva formativa, accelerando l’apprendimento e rendendo più semplice la costruzione di prototipi e progetti personali. Per i senior, invece, potrà risultare un comodo alleato nella gestione di task ripetitivi e nella prototipazione veloce - ma richiederà attenzione per non cedere il controllo qualitativo o perdere visione architetturale. 

Come sottolineano anche Codemotion e The Sunday Prompt, chi riuscirà ad affiancare alle proprie competenze tecniche la capacità di lavorare con l’AI non sarà solo un passo avanti rispetto a chi scrive codice in modo tradizionale, ma rappresenterà il profilo verso cui il mercato guarderà con più interesse.  

La questione è che non si tratta semplicemente di essere più veloci, ma di voler evolvere come professionisti, adottando un modo di sviluppare più fluido, iterativo e collaborativo. 

In questo contesto, anche la formazione continua diventa cruciale. Che tu sia un Junior o un Senior Developer, conoscere i linguaggi di programmazione più richiesti è essenziale. Python, JavaScript, Kotlin e gli altri linguaggi descritti in questo approfondimento coprono oggi i principali ambiti di sviluppo. Eppure, saper programmare - da solo - non è più sufficiente

Come abbiamo visto, per distinguersi serve anche: 

  • Attitudine a sperimentare; 
  • curiosità di provare nuovi strumenti; 
  • capacità di adattarsi a un contesto in continua evoluzione. 

Studiare, padroneggiare e affiancare i diversi linguaggi a tecnologie di AI development significa anticipare i trend, restare competitivi e moltiplicare le opportunità di crescita professionale, a prescindere dall’approccio del vibe coding. 

Se sei uno sviluppatore che vuole crescere in un contesto dove Intelligenza Artificiale, automazione e sperimentazione sono già realtà, scopri le offerte IT&Tech su Experis. Il futuro del software è ora: scrivilo con chi investe davvero nel tuo potenziale